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I Samurai del cielo che colpirono Pearl Harbor - 大日本帝国海軍航空本部 Servizio aeronautico della Marina Imperiale Giapponese



All'epoca della seconda guerra mondiale la Marina imperiale giapponese era amministrata dal Ministero della Marina del Giappone e controllata dal Capo dello Stato Maggiore della Marina imperiale giapponese basato del Quartier Generale Imperiale. Per poter combattere la numericamente superiore marina statunitense, dedicò molte risorse alla creazione di una forza superiore in qualità e quantità a ogni altra marina dell'epoca. In conseguenza di ciò probabilmente il Giappone disponeva, allo scoppio della seconda guerra mondiale della più sofisticata marina militare del mondo. Scommettendo sul successo di una tattica aggressiva il Giappone non investì in modo significativo in strutture difensive: avrebbe dovuto essere capace di proteggere le sue lunghe linee di rifornimento contro i sottomarini nemici, cosa che non riuscì mai a fare, particolarmente non investì sufficientemente in navi scorta antisommergibile e antiaeree. D'altronde, il vertice della Marina Imperiale, nella persona dell'ammiraglio Yamamoto, stimava in sei mesi il tempo che il Giappone aveva a disposizione per vincere la guerra prima di venire sovrastato dalla macchina da guerra statunitense. L'attacco a Pearl Harbor, che ebbe come risultato apparentemente eclatante l'affondamento di cinque navi da battaglia e la distruzione di alcune centinaia di aerei statunitensi, in realtà non fu così efficace come avrebbe dovuto, perché le tre portaerei statunitensi allora in servizio non erano in rada il giorno dell'attacco. Fu proprio l'assenza di queste unità che vanificò in parte l'attacco e che determinò l'annullamento dell'ultima ondata programmata, che avrebbe dovuto distruggere i depositi di carburante e i bacini di carenaggio di Pearl Harbor. Quattro delle moderne portaerei di squadra impegnate nell'operazione, verranno poi affondate durante la battaglia delle Midway proprio dagli aerei di una delle portaerei scampate all'attacco.

SERVIZIO AERONAVALE - Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu

L'aviazione giapponese non era una forza armata indipendente, ma l'esercito e la marina avevano una propria aviazione e le due spesso erano in conflitto tra loro sia per quanto riguarda la strategia operativa che per la priorità nei rifornimenti di mezzi e materiali. Il compito primario dell'esercito era di appoggiare le forze di terra e condurre operazioni contro l'aviazione nemica. Non era teoricamente previsto che attuasse operazioni strategiche di sua iniziativa. Il servizio aereo era relativamente esiguo e i piloti pochi, pertanto era difficile sostituire gli eventuali caduti. La vera spina dorsale delle forze aeree nipponiche era l'aviazione imbarcata sulle grandi portaerei come la Akagi, la Kaga, la Hiryu e la Sōryū, oltre che gli stormi da bombardamento, siluramento e ricognizione con base a terra. A questi ultimi sono da ascrivere, per esempio, operazioni come l'affondamento delle navi inglesi Repulse e Prince of Wales o della portaerei Hermes nel 1941. Con il progressivo affondamento delle portaerei da parte statunitense e la falcidie operata sui loro gruppi imbarcati, l'aviazione navale giocò un ruolo sempre più marginale, diventando da arma offensiva una semplice scorta ravvicinata, nel migliore dei casi, o un serbatoio di mezzi e piloti sempre più inesperti per quello che verso lla fine della guerra fu l'ampio uso dei kamikaze. Uno dei velivoli utilizzati, lo Yokosuka MXY-7 Ohka, era praticamente una bomba volante: il pilota prendeva posto su di una vera e propria bomba e si limitava a dirigere l'aereoplano contro l'obiettivo. Furono impiegati per la prima volta nel golfo di Leyte, suscitando paura tra gli americani, ma complessivamente diedero un risultato trascurabile ai fini del conflitto. L'aviazione nipponica era organizzata in cinque armate con zone di operazione ben definite.



Pearl Harbor

Il 7 dicembre 1941 il Giappone sferra un attacco di sorpresa contro gli USA: inizia la seconda guerra mondiale nel pacifico


L'attacco giapponese alla base navale USA di Pearl Harbor è passato alla storia come una delle incursioni di sorpresa meglio riuscite di tutti i tempi ma, nonostante sia stato per gli americani un colpo terribile, esso fallì il suo obbiettivo perché le portaerei statunitensi della Flotta del Pacifico non si trovavano in porto in quel momento.
Le motivazioni del blitz di Pearl Harbor sono da ricercarsi nelle mire espansionistiche del Giappone sull'intero Estremo Oriente. Sin dal 1937 esso si trovava in guerra con la Cina, ove il suo esercito aveva occupato diversi territori. Tuttavia, all'egemonia del Giappone in Asia orientale si opponevano non soltanto l'Olanda e la Gran Bretagna, ovvero le potenze europee i cui domini si estendevano in quella regione, ma anche gli Stati Uniti. Il punto particolarmente debole del Giappone era costituito dalla scarsità di materie prime, e ad aggravare la situazione, dall'estate del 1941 si aggiunse l'embargo sulle sue importazioni di petrolio. Poiché questo embargo avrebbe effettivamente messo in ginocchio la macchina bellica entro un anno, l'Alto Comando, considerando la guerra ormai inevitabile, decise di organizzare un attacco preventivo.

L'Ammiraglio Yamamoto comandante della Marina Imperiale Giapponese
ideatore dell'attacco



Era ovvio che i Giapponesi avrebbero tentato di impadronirsi dei possedimenti britannici e olandesi nell'Asia sudorientale, in quanto ricchi di materie prime e scarsamente difesi, e l'alto Comando statunitense prevedeva un attacco nipponico in quei territori. Tuttavia, benché il loro obiettivo strategico fosse il possesso del Sud-Est asiatico, i Giapponesi si resero conto che, per assicurarsi una qualsiasi conquista, avrebbero dovuto innanzi tutto distruggere quello che sarebbe potuto diventare il loro principale avversario e cioè la flotta statunitense del Pacifico, dislocata nel suo più importante ancoraggio dell'isola di Oahu, nelle Hawaii. A seguito di un attacco diretto, gli Americani sarebbero entrati sicuramente in guerra, mentre esisteva la possibilità che essi rimanessero neutrali se il Giappone avesse colpito i Britannici o gli Olandesi. Il comandante in capo delle forze navali giapponesi, Isoruku Yamamoto, era fermamente convinto che sarebbe stato un suicidio provocare gli Stati Uniti, ma, quando gli fu ordinato di predisporre un piano di attacco, lo fece con la perizia di un grande stratega.

Vista aerea di Pearl Harbor poco prima dell'attacco

Egli così espresse la propria opinione, in una lettera inviata a un amico quando la sua flotta si mosse per attaccare Pearl Harbor: "In che strana situazione mi vengo trovare ora, dovendo prendere una decisione diametralmente opposta al mio personale convincimento e non a nessun'altra alternativa se non quella di mettere il massimo impegno nel tenergli fede". Yamamoto si avvalse della sua padronanza dei dettagli attinenti alla guerra navale per studiare il modo di attaccare di sorpresa una forza nemica superiore alla propria. Egli era, inoltre del parere che le portaerei non dovevano essere considerate semplicemente come unità di scorta per le navi da guerra, ma che potevano costituire il nerbo della flotta e Pearl Harbor dimostrò in che modo queste navi potevano essere utilizzate dalla Marina come valida forza d'urto strategica.
La Marina giapponese aveva manifestato molto interesse per le portaerei sin dal 1922, quando i trattati navali di Washington avevano limitato il numero di navi da guerra che il Giappone avrebbe potuto costruire, e infatti la prima portaerei, la Hosho, venne completata nel 1922. Inizialmente i Giapponesi presero a modello le costruzioni britanniche ma, alla fine degli anni Trenta, elaborarono essi stessi validi progetti e, benché le portaerei nipponiche fossero generalmente più piccole delle statunitensi Lexington, Saratoga ed Enterprise, esse erano considerevolmente superiori per altri due aspetti. Possedevano, infatti, il migliore aereo da combattimento impiegabile sulle portaerei, l'A6M2 Zero, e gli equipaggi della loro aviazione avevano avuto un'eccellente opportunità di addestramento durante la guerra in Cina.
La pianificazione per l'attacco di Pearl Harbor fu meticolosa. Vennero costruiti plastici in scala della base in cui risultavano evidenti la linea d'ormeggio delle corazzate e tutti i punti strategici e furono eseguite prove di addestramento sulle tecniche d'impiego delle anni, dalle corse dei siluri al lancio di bombe in picchiata, avendo particolare riguardo ai problemi specifici inerenti all'attacco all'interno di un porto, dove la profondità dell'acqua è molto scarsa. Le armi furono adattate alla bisogna, in modo particolare le bombe e i siluri. Al siluro standard tipo 91 fu applicata una coda aerea in maniera che, dopo l'impatto sull'acqua, si "insaccasse" poco per non infilarsi nella melma del fondo inoltre il suo congegno d'armamento a elica fu regolato per una e breve del normale. Poiché era previsto che non tutti gli aerosiluranti venissero impiegati nel loro compito specifico alcuni furono dotati di bombe da sganciare in picchiata, adattando granate da 355 mm a cui applicate pinne stabilizzatrici.
La flotta destinata ad attaccare Pearl Harbor fu radunata in tutta segretezza: le unità prescelte uscirono furtivamente e separatamente dalle loro basi nelle acque interne del Giappone e si riunirono nella baia di Tankan nelle isole Curili. La forza, nota come la Prima Flotta Aerea, era comandata dall'ammiraglio Chuichi Nagumo, che disponeva di 6 portaerei assegnate organicamente a 3 divisioni: la prima (Akagi e Kaga), la seconda (Hiryu e Soryu) e la quinta (Zuikaku e Shokaku).

Ammiraglio Nagumo comandante delle operazioni


Il 26 novembre 1941 queste unità, insieme alle loro scorte, lasciarono la baia di Tankan e seguirono una lunga rotta elusiva attraverso il Pacifico settentrionale, era poco probabile l'incontro con naviglio mercantile. La sera del 6 dicembre la Prima Flotta Aerea era in posizione a circa 450 miglia a nord di Pearl Harbor. Nagumo radunò in coperta tutto l'equipaggio della sua nave, la portaerei Akagi, e con una solenne cerimonia issò sul pennone la famosa lettera "Z", la bandiera che Togo aveva inalberato nella battaglia di Tsushima del 1905.


Capitano Mitsuo Fuchida - Comandante del gruppo aereo




Il Nakajima B5N2 sul quale Fuchida condusse l'attacco


Nove Corazzate all’Ancora

Dopo questa cerimonia, le navi di Nagumo si affrettarono a fare rotta sud per un punto a 220 miglia dall’obbiettivo. Gli equipaggi degli aerei si prepararono per la missione: a tutti era stata consegnata una planimetria del porto, aggiornata in base ai più recenti rapporti dei servizi informazioni circa la posizione delle navi da guerra americane. Un agente segreto aveva riferito che a Oahu erano presenti 9 corazzate e altre 30 navi all'ancora, ma che le portaerei non si trovavano nella base.
Alle 6.00 del 7 dicembre, le portaerei di Nagumo misero la prua al vento per far decollare i primi 183 aerei, al comando del capitano di fregata Mitsuo Fuchida che volava su un aerosilurante B5N2 Kate. Questo primo gruppo era composto da 89 Kate (49 dei quali armati con bombe in grado di perforare le corazzature), 51 aerei da bombardamento in picchiata D3A1 e 43 A6M2 Zero. Non appena fu dato il via alla prima ondata, i marinai cominciarono a preparare la seconda, composta da 54 Kate, 78 Val e 35 Zero, che decollò appena un'ora dopo al comando del capitano di corvetta Shigekazu Shimazaki. Mentre il secondo stormo si stava preparando, il primo puntava di Oahu, usando le stazioni radar commerciali come punti di riferimento per controllare l'esattezza della rotta. Gli Americani non nutrivano, ancora alcun sospetto; una delle stazioni radar militari localizzò l'enorme formazione aerea giapponese, ma pensò che si trattasse di una squadriglia di Fortezze Volanti B-17 di cui era previsto l'arrivo direttamente dalla madrepatria.

La rotta inusuale che presero le navi giapponesi
secondo il piano di Yamamoto.



Dall'aereo di testa della formazione giapponese, Fuchida sparò un unico razzo illuminante alle ore 7.40, per segnalare che gli Americani non prevedevano l’attacco e che questo, quindi, doveva essere effettuato in due riprese; non avendo ottenuto alcuna risposta al segnale fu indotto a credere che i piloti non lo avessero visto e, così ne sparò un altro. Due razzi illuminanti erano il segnale per un attacco simultaneo da concentrare sulla difesa aerea e questo fu ciò che in realtà avvenne. I Val attaccarono i campi di aviazione a Ford Island, Hickam Field e Wheeler Field, mentre i Kate si concentrarono sulle navi da guerra e gli 'Zero mitragliarono, a bassa quota obiettivi militari all’interno. Fuchida lanciò, via radio, il famoso messaggio "Tora! Tora! Tora!" a Nagumo per annunciare che l'effetto sorpresa era stato raggiunto e che l’attacco stava proseguendo. A causa di particolari condizioni atmosferiche, il messaggio venne intercettato anche dalla nave ammiraglia di Yamamoto, che si trovava al largo delle coste del Giappone.
I Kate trovarono 7 corazzate ormeggiate di fianco a Ford Island, nella "battleship row", la fila d'ormeggio delle navi da battaglia, e una in bacino (la nona unità di cui l'agente segreto aveva dato notizia era la vecchia corazzata Utah, ora nave bersaglio. Due corazzate sfuggirono ai siluri (perché ormeggiate tra la terra e altre navi), ma furono colpite da bombe anche se non maniera non irreparabile; le altre 5 furono raggiunte da numerosi siluri e bombe; la Nevada riuscì a muovere, ma si arenò nel canale d'entrata. Anche la nave in bacino, la Pennsylvania, fu gravemente danneggiata da bombe.
Le direzioni delle incursioni

Aerei Distrutti

I Giapponesi provocarono distruzioni altrettanto gravi sui campi di aviazione americani, sui quali gli aerei erano allineati, ala contro ala, quasi a toccarsi. Per esempio, dei 29 idrovolanti che si trovavano a Ford Island, dopo il primo minuto di attacco, ne rimase pressoché indenne soltanto uno, mentre tutti gli altri furono messi fuori uso. Dei 394 aerei dislocati a Oahu, 188 vennero distrutti e 159 danneggiati. Sette caccia americani si levarono in volo e un Curtiss P-40 abbatté un Val, ma si trattò di uno sporadico atto di reazione.
Mentre gli aerosiluranti e i bombardieri in picchiata della prima ondata facevano ritorno sulla loro portaerei, gli Zero continuavano a cercare bersagli, con passaggi e mitragliamenti a bassa quota. La seconda ondata arrivò sopra Oahu alle 8.50 circa, ma poiché i suoi piloti erano meno addestrati dei precedenti e i Val non portavano bombe perforanti, il danno che essa procurò alle navi statunitensi fu relativamente modesto. Tuttavia, con una serie di attacchi, costrinse la Nevada ad autoarenarsi; ma ormai i difensori si erano riavuti dallo shock iniziale e la difesa americana cominciava a funzionare meglio, tanto che alcuni aerei furono abbattuti.
Gli ultimi aerei giapponesi, gli Zero, lasciarono Oahu alle ore 10.00. In poco più di 2 ore avevano praticamente annullato la capacità offensiva della Flotta del Pacifico, dando il via alla seconda guerra mondiale in quell'Oceano. Degli aerei di Nagumo, 29 non fecero rientro alla base, ma 2 corazzate americane erano state affondate così come la nave bersaglio Utah, altre 6, insieme a molte unità più piccole, seriamente danneggiate e oltre 180 aerei erano stati distrutti. Ma che cosa era avvenuto delle portaerei americane? I responsabili della componente aerea della flotta fecero pressione su Nagumo affinché ricercasse le 2 unità statunitensi, ma egli oppose un netto rifiuto, ritenendo che i risultati conseguiti fossero più che sufficienti; una decisione che per la Marina giapponese avrebbe comportato, in futuro, la sconfitta del Giappone alle Midway.
Posizione delle navi nella base di Pearl Harbor


Resoconto Finale della Battaglia

 GIAPPONE

 - Navi: 6 Portaerei (Hiryu, Kaga, Soryu, Shokaku, Zuikaku), 2 Corazzate, 2 Incrociatori Pesanti, 1 Incrociatore Leggero, 9 Cacciatorpediniere, 3 Sommergibili, 8 Petroliere.
 Aerei: 78 Mitsubishi A6M2, 123 Aichi D3A1, 143 Nakajima B5N2
 - Perdite: 9 A6M2, 15 D3A1, 5 B5N2 + 1 sommergibile (I-70) e 5 Sommergibili tascabili.

A6M2- ESERCITO IMPERIALE GIAPPONESE

Aichi D3A1 - ESERCITO IMPERIALE GIAPPONESE


 Nakajima B5N2 - MARINA IMPERIALE GIAPPONESE



STATI UNITI D'AMERICA
 - Navi: 94 Navi da Guerra erano all'ancora a Pearl Harbor quando ebbe inizio l'attacco giapponese.18 Distrutte o gravemente danneggiate.
 Distrutte: 2 Corazzate (Oklahoma, Arizona), 1 Nave Bersaglio (Utah), 2 Cacciatorpediniere (Cassin, Downess)
 - Danneggiate: 6 Corazzate (Pennsylvania, Nevada, Tennessee, Maryland, California, West Virginia), 3 Incrociatori leggeri (St Louis, Helena,Raleigh), 1 Cacciatorpediniere (Shaw), 4 unità ausiliarie (Vestal, Oglala, Detroit)
 - Aerei: C'erano 394 Aerei USA al momento dell'attacco giapponese: 188 distrutti e 159 danneggiati.


Un P-4o "WarHawk"  alcuni  di questi aerei si alzarono in volo in un estremo tentativo di difesa.






La "Arizona" affonda invasa dalle fiamme


La "West Virginia"

La "Maryland" e rovesciata su un fianco la "Oklahoma"


La "Pennsylvania"


Il primo aerosiluro che colpisce la "West Virginia"



La "Hutah" completamente incagliata girata di fianco

L'attacco visto da Pearl city, veramente micidiale!



Il Presidente Franklin D. Roosevelt firma la dichiarazione di guerra
l'indomani di quello che egli stesso definì il giorno dell'infamia.


Il discorso di Francklin Delano roosevelt alla Nazione

Sig. Vice Presidente [Henry A. Wallace], Sig. Speaker [Sam Rayburn], membri del Senato e della Camera dei rappresentanti:


Ieri, 7 dicembre 1941 - una data che resterà segnata dall'infamia - gli Stati Uniti d'America sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati da forze aeree e navali dell'Impero del Giappone.

Gli Stati Uniti con loro erano in pace e su sollecitazione Giapponese, eravamo ancora in fase di colloquio, col loro governo e con l'imperatore, per mantenere questo status nel area Pacifica.
In realtà, un'ora dopo squadroni aerei giapponesi aveva iniziato i bombardamenti sull’isola americana di Oahu, l'Ambasciatore giapponese negli Stati Uniti e il suo collega hanno consegnato al nostro Segretario di Stato una risposta formale ad un recente messaggio americano. Sebbene questa risposta affermava che sembrava inutile proseguire i negoziati diplomatici in corso, non conteneva alcuna minaccia o accenno di guerra o attacco armato.
Verrà ricordato che la distanza delle Hawaii dal Giappone rende evidente che l'attacco sia stato deliberatamente programmato molti giorni o addirittura settimane fa. Nel contempo il governo giapponese ha intenzionalmente cercato di ingannare gli Stati Uniti con false dichiarazioni e espressioni di speranza a favore di una pace duratura.
L'attacco di ieri sulle isole hawaiane ha causato gravi danni alle navali americane e alle forze militari. Mi spiace dirvi che molti americani hanno perso la vita. San Francisco and Honolulu. Inoltre, le navi americane sono state bersaglio di siluri in alto mare tra San Francisco e Honolulu.

Ieri anche il governo giapponese ha lanciato un attacco contro Malaya.
La scorsa notte le forze giapponesi hanno attaccato Hong Kong.
La scorsa notte le forze giapponesi hanno attaccato Guam.
La scorsa notte le forze giapponesi hanno attaccato le Isole Filippine.
Ieri sera, i giapponesi hanno attaccato Wake Island.

E questa mattina, i giapponesi hanno attaccato le Isole Midway.

Il Giappone ha dunque intrapreso un’offensiva a sorpresa estesa a tutta l'area del Pacifico. I fatti di ieri e di oggi parlano da soli. Il popolo degli Stati Uniti si è già fatto un opinione e ben comprende le implicazioni per la vita e la sicurezza della nostra nazione.
Come comandante in capo della Marina militare ho disposto che tutte le possibili misure siano prese per la nostra difesa, noi ricorderemo in quale maniera siamo stati attaccati.
Non importa quanto tempo ci dovremo prendere per superare questa invasione premeditata, il popolo americano, con la forza della ragione, vincerà con un vittoria schiacciante.
Credo di interpretare la volontà del Congresso e del popolo, quando dico che non solo ci difenderemo fino all’ultimo, ma faremo in modo che questa forma di tradimento, per noi, non sia mai più un pericolo.
L' ostilità esiste. Non vi è alcun dubbio per il fatto che il nostro popolo, il nostro territorio e i nostri interessi siano in grave pericolo.
Con la totale fiducia nelle nostre forze armate, con l’illimitata determinazione del nostro popolo, si otterrà l'inevitabile trionfo. Così Dio ci aiuti.
Chiedo che il Congresso dichiari che, fin dall’attacco non provocato e codardo da parte del Giappone della Domenica, 7 dicembre 1941, esista uno stato di guerra tra gli Stati Uniti e l'Impero giapponese.

1941 Franklin D. Roosevelt - 8 dicembre 1941











I Samurai del cielo - gli aerei che colpirono Pearl Harbor


Aichi D3A "Val"
L'Aichi D3A, conosciuto dagli alleati come "Val", era un bombardiere imbarcato della Marina Imperiale Giapponese impiegato per tutta la durata della seconda guerra mondiale, uno dei migliori bombardieri in picchiata mai realizzato. Era un velivolo capace quasi di eguagliare il tedesco Junkers Ju 87 Stuka e poteva operare anche dalle portaerei.
Nonostante una velocità di circa 400 km/h, il D3A aveva un'ottima robustezza ed efficienza ed era in grado di gettarsi praticamente in verticale sugli obiettivi da colpire. Nell'aprile 1942 85 D3A annientarono gli incrociatori Cornwall e Dorsetshire in 20 minuti, mentre altri saturarono con 40 bombe la portaerei Hermes poco tempo dopo.
Il suo unico svantaggio era quello di avere come armamento standard solo una bomba da 250 kg, troppo leggera per infliggere danni decisivi a navi corazzate.
 D3A1 type 99 model 11 - 2nd hikotai, 25th shotai
Imbarcato sull' IJN Akagi.

Questo "Val" era pilotato dal Cap. Zenji Abe, il secondo pilota addetto alla radio e alla mitragliatrice posteriore era il Ten. Takehiko Chihaya che parteciparono alla prima ondata.


D3A1 type 99 model 11- 1st Hikotai 21st Shotai imbarcato sulla IJN Soryu. Le strisce gialle indicano comandante di squadriglia, la striscia blu invece l'appartenenza alla Soryu.


Questo esemplare invece partecipò alla seconda ondata, era pilotato dal Ten. Comandante Takashige Egusa il secondo era il Ten. Tatsu Ishi, parteciparono alla seconda ondata.



 Aichi E13A "Jake"
L'Aichi E13A (nome in codice alleato Jake) era un idroricognitore a scarponi a lungo raggio prodotto dall'azienda giapponese Aichi Tokei Denki KK negli anni quaranta. Utilizzato dalla Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu, venne da essa ridenominato "Idrovolante Ricognitore Tipo Zero" (零式水上偵察機). Realizzato in un elevato numero di esemplari fu numericamente il più importante idrovolante impiegato dalla marina giapponese durante le fasi della seconda guerra mondiale.



E13A1 (Type 0 Model 11) - Ohminato Kokutai



E13A1 (Type 0 Model 11) - Kitaura Kokutai questo aereo poi venne distrutto come attacco kamikaze.



Mitsubishi A6M "Zero"
Il Mitsubishi A6M era un caccia leggero in dotazione al Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu, il servizio aeronautico della Marina Imperiale Giapponese, dal 1940 al 1945. La designazione ufficiale si otteneva componendo la "A" per "aereo imbarcato", il "6" perché era il sesto modello costruito per la Marina Giapponese e la "M" iniziale del costruttore: la Mitsubishi. L'A6M veniva solitamente chiamato dagli alleati con il nome "Zero", una denominazione a volte associata per errore anche ad altri aerei da caccia quali il Nakajima Ki-43. Oltre che Zero, il modello venne chiamato dagli statunitensi con altri soprannomi, quali "Zeke", "Hamp" e "Hap".
Quando iniziarono le ostilità con lo scoppio della seconda guerra mondiale, lo Zero veniva ritenuto il miglior caccia basato su portaerei del mondo, perché associava una eccellente manovrabilità ad una autonomia molto estesa. Nei primi combattimenti aerei, lo Zero si guadagnò una leggendaria reputazione come "cacciatore", ma nel 1942 le nuove tattiche di combattimento consentirono ai piloti alleati di ingaggiare duelli in termini più equilibrati. La Marina Giapponese utilizzò -frequentemente il velivolo anche basandolo a terra. Nel 1943, le debolezze insite nel progetto originale e la crescente indisponibilità di motori aeronautici più potenti, portarono gli Zero a diventare meno efficaci contro i caccia americani di generazione successiva, dotati di maggiore potenza di fuoco, corazzatura, velocità e che cominciarono ad avvicinarsi ai livelli di manovrabilità dell'aereo giapponese. Sebbene l'A6M fosse superato nel 1944, rimase in produzione. Negli ultimi anni del conflitto, dei 10 937 esemplari prodotti, molti furono trasformati in kamikaze.

 

 A6M2 type 0 model 21 - 1st koku kantai, 1st koku sentai,
Aereo pilotato dal Ten. Shigeru Itaya, prima ondata


Questo esemplare operava da terra ed era basato su un campo delle Filippine


Nakajima B5N "Kate"
Il Nakajima B5N (giapponese: 中島 B5N, nome di identificazione alleato: Kate), era un monomotore prodotto dall'azienda giapponese Nakajima Hikōki Kabushiki Kaisha negli anni trenta e quaranta.
Operativo nella Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu è stato l'aerosilurante standard della Marina imperiale giapponese per i primi anni della seconda guerra mondiale. Sebbene il B5N fosse sostanzialmente più veloce e più potente dei suoi pari ruolo alleati, lo statunitense Douglas TBD Devastator ed il britannico Fairey Swordfish, era vicino all'obsolescenza già all'epoca dell'attacco a Pearl Harbor ma operò per tutta la durata del conflitto. Impiegato prevalentemente come aereo imbarcato sulle portaerei, venne utilizzato alcune volte anche con base a terra. Il B5N aveva tre membri di equipaggio: pilota, navigatore/puntatore/osservatore e mitragliere/operatore radio.

B5N2 type 97 model 3 - 1st Koku Sentai, 1st Koku Kantai,
Pilota: Ten. Yoshitaka Mikami, Puntatore: Sottufuciale 1^ Cl. Sadayoshi Takehara, Mitragliere: Sott. 2^ Cl. Seita Iimori
Imbarcato sulla IJN Kaga

B5N2 type 97 model 3 - Pilota: Ten. Kiyoshi Shintani, Puntatore: Ten. Sadao Yamamoto, Mitragliere: Ten. Shiro Suzuki - imbarcato sulla IJN Soryu





Gli Aerei degli U.S.A. che erano di stanza a Pearl Harbor il 7 Dicembre del 41.






Consolidated PBY "Catalina" VP-10, Pat-Wing 2, US Navy.
Il "Catalina" era un pattugliatore/bombardiere utilizzato anche come aereo di soccorso e recupero. (Prob. distrutto)






Curtiss P-36 Hawk - del 46th PS, 15th PG, USAAF.
Questo aereo fu pilotato dal Ten. Phil Rasmussen che riuscì durante l'attacco
ad abbattere un aereo giapponese sui cieli di Pearl, lo Squadron era
basato alla Base di Weller nelle Hawaii.



P-40B "War Hawk" - 47th PS, 15th PG, USAAC (160 15P).
Pilotato dal 2nd Lt George Welch, questo velivolo partì da Haleiwa nelle Hawaii per  cercare di contrastare l'icursione giapponese, in coppia col  Lt Kenneth Taylor che stava a bordo del P-40 Nr. 316 47/15P, i due  riuscirono ad abbattere rispettivamente 4 e 2 nemici buttandosi nella mischia da soli.


L'aereo di Kenneth Taylor (2 caccia)


P-40B "WarHawk" - 78th PS, 18th PG, USAAC.
Anche questo fu l'unico apparecchio del suo gruppo che partì immediatamente durante l'attacco, proveniva da Below Field sempre nelle Hawaii.


Sorpresa o atto previsto?

Una corrente di storici ritiene che l'attacco a Pearl Harbor non solo avrebbe potuto essere validamente contrastato ma che addirittura sia stato favorito dalle massime autorità americane, specificatamente per volontà e determinazione dell'allora presidente degli Stati Uniti d'America Franklin Delano Roosevelt. Secondo questa teoria il Giappone sarebbe stato deliberatamente provocato alla guerra attraverso misure restrittive quali l'embargo petrolifero e quello di altre materie essenziali all'economia giapponese. Inoltre tra marzo e luglio 1941 navi della Marina militare americana in assetto di guerra si avvicinarono diverse volte alle acque territoriali giapponesi. Il 31 luglio 1941 il Ministero della Marina giapponese consegnò all'ambasciatore negli Stati Uniti una lettera formale di protesta. Successivamente la dislocazione delle navi da guerra americane nelle Hawai sarebbe stata elaborata in modo da costituire un'esca attraente per il bellicoso governo giapponese. Inoltre i segnali evidenti del movimento della flotta del Sol Levante destinata a portare gli aerei che avrebbero attaccato Pearl Harbor sarebbero stati deliberatamente ignorati dalla marina americana per ordini dall'alto. Tutto questo avrebbe avuto un solo scopo: invitare il Giappone a vibrare un colpo di forte rilevanza militare (e politica) contro gli Stati Uniti in modo tale che l'opinione pubblica americana (e quella dei suoi rappresentanti al Congresso) passasse da una larga maggioranza anti-interventista, rispetto alla guerra che si stava combattendo in Europa, ad una opinione maggioritaria interventista. Franklin Delano Roosevelt infatti aveva capito che il popolo da lui governato non si accontentava dell'indignazione contro Hitler per il proditorio attacco alla Polonia e di quella destata dal comportamento aggressivo dei giapponesi in Cina e negli altri paesi asiatici, per accettare l'ingresso in guerra degli Stati Uniti a fianco d'Inghilterra e Francia contro le potenze dell'Asse, ma che solo lo shock di un attacco diretto al proprio paese avrebbe modificato decisamente l'atteggiamento degli americani verso la guerra. Roosevelt riteneva infatti che un'eventuale vittoria delle Potenze dell'Asse in Europa (Germania ed Italia) ed in Asia (Giappone), che nella situazione di allora pareva tutt'altro che improbabile, avrebbe condotto successivamente ed inevitabilmente ad una guerra fra queste ultime e gli Stati Uniti d'America, i quali in quel momento si sarebbero trovati in forti condizioni d'inferiorità militare. A Roosevelt non sfuggivano inoltre i pericoli derivanti dall'ambiguo atteggiamento della Spagna di Francisco Franco, la cui neutralità si sarebbe presumibilmente mutata in alleanza con l'Asse in caso di vittoria di quest'ultima sull'Inghilterra, e le simpatie di cui godeva la Germania di Hitler in ampi strati della popolazione sudamericana.
La teoria che dietro l'attacco a Pearl Harbour ci fosse in realtà una sapiente regìa americana emerse molto presto, tanto che Liddell Hart scrive: «… il colpo di Pearl Harbour nel 1941 costituì un tale shock da suscitare non solo quasi unanimi critiche verso le autorità capeggiate dal presidente Roosevelt, ma anche il profondo sospetto che il disastro fosse da attribuire a fattori più gravi della cecità e della confusione.» e poi: «In realtà, anche se da tempo il presidente Roosevelt sperava e cercava di trovare un modo per far scendere in guerra l'America contro Hitler, quanto si sa con certezza della presunzione e degli errori di calcolo degli alti esponenti dell'esercito e della marina è sufficiente a ridimensionare le tesi di quegli storici americani "revisionisti" [virgolettato nel testo, n.d.r.], i quali sostengono, sulla base di prove scarse e tutt'altro che convincenti, che Roosevelt escogitò e preparò il disastro di Pearl Harbour per spingere il paese ad entrare in guerra.» Lo storico britannico sposa qui la tesi dell'assenza di qualsivoglia azione (o non azione) intenzionale per provocare il disastro bellico da parte di Roosevelt e dei suoi più stretti collaboratori. In effetti, al momento della pubblicazione del libro di Hart (1970), i documenti della marina che avrebbero potuto contribuire a chiarire i fatti e le intenzioni, erano ancora coperti da segreto militare. Solo con l'autorizzazione da parte del Presidente Jimmy Carter di rendere disponibili i testi tradotti delle intercettazioni dei messaggi della Marina Nipponica di quel periodo, avvenuta nel 1979, e con l'applicazione più aperta del Freedom of Information Act è stato possibile approfondire gli aspetti della questione, anche se la tesi revisionista non è ancora generalmente accettata dagli storici.

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