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CARABINIERI - Pionieri del volo


di Roberto Mantiero - Associazione Ricercatori Storico Aereonautica "DogFight" Thiene

Nel 1903 i fratelli Wright compirono il primo volo con un aliante munito di un motore da 12 cavalli che restò in volo per circa 12 secondi, dando inizio all’era dell’aeroplano. Tutte le nazioni industrializzate capirono la grande importanza della nuova scoperta, realizzando in tempi brevi modelli di aerei civili e militari. Allo scoppio della guerra in Europa nel 1914, l’aeroplano divenne una valida innovazione nei combattimenti moderni, come la mitragliatrice ed i primi carri armati.
Anche in Italia vi era stato uno sviluppo della nuova invenzione, e la guerra in Europa sollecitò le industrie italiane a creare nuovi aerei ricevendo anche informazioni utili dai vari fronti europei. All’entrata in guerra l’Italia aveva consolidato un “Corpo Aeronautico Militare”, raccogliendo una schiera di arditi dell’aria provenienti da tutte le armi, grazie anche alla propaganda stampata di cui principale artefice fu il poeta Gabriele D’Annunzio. Il Vate, nei suoi vari versetti poetici, narrava di intrepidi duelli aerei su fragili macchine volanti e la cavalleria aerea, ben diversa dalla realtà del fango e del logorio della trincea.
Come tutte le Forze Armate, l’Arma dei Carabinieri, già impegnata nei vari servizi istituzionali, mobilitò nelle operazioni di guerra un Reggimento e 167 Sezioni. Inoltre, con entusiasmo, vi fu una schiera di volontari che risposero all’appello dell’aviazione militare. Di tutti questi 173 tra ufficiali, sottufficiali e carabinieri reali ottennero dalle scuole di volo il brevetto di pilota ed entrarono cosi nel “Corpo Aeronautico Militare”, pur permanendo nei ruoli dell’Arma.
Questi piloti, combattendo nel cielo assieme agli altri compagni, mantennero la tradizione e i valori che sono pietra fondamentale dell’Arma dei Carabinieri. Il loro ardimento fu ricompensato con una medaglia d’oro, 11 medaglie d’argento, 8 medaglie di bronzo e una croce di guerra al valore militare. Parteciparono a tutte le battaglie della Grande Guerra, da quelle dell’Isonzo (1916 - 1917) a quella dell’Ortigara (giugno 1917) e della Bainsizza (19 agosto - 29 settembre 1917), per finire con la controffensiva del giugno 1918 - dove sul Montello trovò la morte l’asso degli assi capitano di cavalleria Francesco Baracca - e con la battaglia di Vittorio Veneto. Vediamo ora le loro storie.
(Brig. Albino Mocellin)

Albino Mocellin nacque a San Nazario (Vi) il 25/04/1881, figlio di Giambattista e di Margherita Moro. Prima della chiamata alle armi faceva il mestiere di “giornaliere” (sapeva scrivere e leggere); vista la sua statura di circa 1,90 fu chiamato alle armi nei “granatieri”, dove svolse il servizio di leva sia nel 2° sia nel 1° Reggimento dal 04/07/1901 al 20/03/1902. La vita militare lo appassionò tanto da richiedere di essere arruolato quale allievo carabiniere a cavallo nella Legione di Roma, dove riuscirà a raffermarsi per cinque anni.
Nel marzo 1907 venne promosso al grado di appuntato e nello stesso anno, il 21 dicembre, ricevette la promozione al grado di vice brigadiere in sella. In quello stesso periodo venne trasferito nello Squadrone carabinieri Guardie del Re (corazziere). In quegli anni ebbe un incidente in servizio: il proprio cavallo gli sferrò un calcio tanto da riportare una ferita al sopracciglio sinistro ed una lesione al dito indice della mano destra.
Il 30 ottobre 1912 venne promosso al grado di brigadiere e fu ammesso all’ulteriore rafferma di tre anni. Giunse in territorio di guerra il 26/05/1915. Chiese, animato dalla propaganda e dalla sua passione per il volo, di essere aggregato all’aviazione: ottenne il brevetto di volo per l’aereo da bombardamento “Caproni CA 3”, e venne assegnato alla 11ª Squadriglia aeroplani Caproni che operava in Albania con le truppe interalleate.
Per il Comando Truppe Italiane del XVI Corpo d’Armata il contributo di questa Squadriglia fu prezioso e ammirevole, in quanto mancavano le carte topografiche del territorio, dove intensa era la pressione austroungarica. Dal 25 luglio al 12 ottobre 1916 il brigadiere Albino Mocellin compì missioni di ricognizione e di bombardamento, portando il proprio velivolo al limite estremo e guadagnandosi stima e rispetto dai propri compagni. Il 12 ottobre ricevette l’ordine di compiere un bombardamento aereo sulle truppe in colonna nella località di Kavaje. Mentre cercava di svolgere la missione venne intercettato nei cieli di Zarnec da un caccia nemico che lo ingaggiò in un duello serrato. Il brigadiere Albino Mocellin venne colpito a morte da una raffica di mitraglia precipitando da una quota di 3000 metri al suolo: era la sua sesta missione di combattimento.
Per il valore dimostrato nel duello impari con l’avversario gli sarà concessa alla memoria la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: «Secondo pilota di un apparecchio attaccato, a circa 3000 metri di altezza, da un velivolo da caccia nemico, si comportava con grande calma e coraggio nel combattimento aereo, restando colpito a morte».
Il brigadiere Albino Mocellin fu il primo caduto dell’Arma dei Carabinieri in combattimento aereo. Il suo sacrificio viene tutt’ora ricordato nell’Associazione Nazionale Carabinieri Sezione di Thiene, la quale porta il suo nome.

(Ten. Ernesto Cabruna)


Il sottotenente Ernesto Cabruna, nato a Tortona il 02/06/1889, è stato il più decorato carabiniere di tutta la Grande Guerra. Entrato nell’Arma il 18/10/1907, si offrì volontario per molti incarichi diventando protagonista dei tanti avvenimenti che accadevano in quegli anni. La promozione al grado di brigadiere gli fu concessa per l’eccezionale condotta durante il terremoto calabro-siculo. Si offrì poi volontario per la campagna Italo-Turca del 1911: quando mancavano poche ore alla partenza ricevette la notizia della morte della madre; il suo comandante gli riferì che poteva rimanere a casa, ma la sua richiesta fu solo di concedergli poche ore di permesso per salutare il feretro della madre.
In Turchia eseguì sempre con professionalità e senza nessuna discussione tutti gli ordini che gli vennero impartiti, tanto da ottenere dal comandante della spedizione, il generale Amelio, incarichi sempre più importanti, come quello di occupare l’isola di Coo unitamente ad un Battaglione del 4° Bersaglieri come capo della polizia. Sempre lontano dalla sua terra ricevette la notizia della morte del padre, arrivata pochi anni dopo quella della madre.
Al suo rientro in patria ottenne il comando della Stazione dei Carabinieri di Salbertrand, sul confine francese, ma allo scoppio della guerra prima in Europa e poi in Italia volle partire di nuovo volontario con lo stesso animo che il poeta d’Annunzio annunciava nei sui proclami. La sua richiesta venne accettata e fu impiegato nella 10° Compagnia Reali Carabinieri di stanza sull’Altopiano di Asiago.
Nel corso dell’offensiva austriaca di primavera (o di maggio), meglio conosciuta come Strafexpedition, si trovò ad Asiago durante un violento bombardamento d’artiglieria, ma non esitò a buttarsi tra le fiamme per soccorrere civili e compagni feriti incurante della propria vita. In questa occasione ottenne la sua prima Medaglia di Bronzo al Valor Miltare, conferitagli ad Asiago il 15 maggio 1916. Così recita la motivazione: «Mentre l’artiglieria nemica bombardava un paese, attendeva al salvataggio dei feriti rimanendo sul posto a compiere l’opera pietosa sotto l’intensa azione del fuoco avversario».
Grazie a questo atto eroico il 16 luglio 1916 gli venne concesso il trasferimento al deposito dell’Aeronautica di Torino, e dopo circa tre mesi ottenne il brevetto di pilota, realizzando così il suo sogno d’infanzia. Il 10 Novembre fu inviato in zona d’operazione prima nella 29ª Squadriglia di ricognizione, poi all’84° e 80° da caccia, per finire quindi nella Gloriosa Squadriglia 77ª sui campi di Marcon e di Aiello con velivoli da caccia Nieuport e Spad.
Nel suo libretto di volo si contano 900 ore di volo di guerra (numero raggiunto da pochi piloti), nelle quali ottenne 8 vittorie; in tutte le sue missioni di scorta non perse mai un aereo. Per i primi due aerei abbattuti, e per le sue missioni di scorta, ottenne la prima Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Il 29 marzo 1917, sopra i cieli di Conegliano, il brigadiere Ernesto Cabruna affrontò 11 aerei avversari, tra cui si distinguevano nitidamente tre aerei rossi Fokker “Petit Rouge” della Squadriglia degli assi di Von Richthofen e Albatros del capitano Brumowski. Nel brillante duello aereo Cabruna riuscì ad abbatterne uno e far scappare i rimanenti. Sul modulo della relazione di volo scrisse poche righe: «Affrontati da solo undici apparecchi nemici - abbattuto uno, messi in fuga gli altri». Venne proposto per una nuova Medaglia d’Argento al Valor Militare, commutata circa un mese dopo nella promozione al grado di Ufficiale dei Reali Carabinieri, sottotenente in servizio permanente. «E il nostro eroe - quale altro nome dare a un tale uomo? - continua ad essere il solitario cacciatore, che non conta i suoi avversari, pronto a battersi con intere squadriglie»: questa frase fu pronunciata dal grande poeta Gabriele D’Annunzio.
Il 15 giugno 1918, durante una nuova breve controffensiva austro-tedesca sul fronte del Piave, scorse 30 apparecchi nemici pronti a bombardare le nostre linee: il sottotenente Ernesto Cabruna si gettò contro di loro animando i fanti italiani che non credevano ai loro occhi. Alcuni ufficiali che assistettero a questa impresa scriveranno nei loro diari di reparto: «In questa giornata un aereo da caccia italiano con i contrassegni della 77ª Squadriglia si è buttato contro 30 aerei nemici. La sua follia è riuscita a mettere in fuga il nemico, che ha rinunciato al bombardamento delle nostre linee». Il Comandante della III Armata Emanuele Filiberto Duca d’Aosta lo definì nel bollettino ufficiale «sublime temerario».
Ormai la guerra era sul punto di finire ed in una sua missione di osservazione, mentre stava rientrando al campo di volo di Carpenedolo (Bs), gli esplose un tubo dell’olio motore accecandolo. Durante l’atterraggio l’aereo si capovolse procurandogli una frattura alla spalla. Violando gli ordini del medico e ancora convalescente, non volle rinunciare agli ultimi momenti della guerra e rientrò al suo reparto, dove venne accolto con entusiasmo da tutti i compagni. Nei giorni successivi localizzò su un campo di volo alcuni aerei austriaci pronti al decollo: pur non essendo guarito completamente dalla frattura della spalla che gli impediva di muovere bene il braccio destro, si buttò sulla pista sfidando il fuoco delle mitragliatrici di terra e riuscì a colpire e distruggere due aerei. Furono le ultime due vittorie di Cabruna.
Al termine del conflitto nacque il problema di Fiume. Alcuni soldati spinti da Gabriele D’Annunzio si rivoltarono contro chi non voleva Fiume italiana. Tra essi anche il sottotenente Ernesto Cabruna, che con lo stesso spirito combattivo si unì ai legionari di Fiume e fu il primo pilota ad atterrare sul campo d’aviazione dei Ronchi dei Legionari, dove si mise a disposizione della causa fiumana, ricoprendo fino all’ultimo le disposizioni impartite dallo stesso poeta. Quale volontario dei Legionari di Fiume si dimise anche dall’Arma dei Carabinieri Reali, sintetizzando in poche parole l’amarezza per la violazione dei patti di Londra: «Il tenente dei Carabinieri Ernesto Cabruna, non avendo più fiducia nella Monarchia e nelle istituzioni, rassegna le dimissioni da Ufficiale».
Nelle fasi dell’occupazione di Fiume Ernesto Cabruna dimostrò sempre il valore già espresso durante il terremoto calabro-siculo, la campagna Italo-Turca e la Grande Guerra, nonostante la sua salute peggiorasse sempre più. Per questa fede indiscussa il poeta amico Gabriele D’annunzio gli conferì la Medaglia d’Oro di Ronchi, con la seguente motivazione: «Oggi nell’ottavo anniversario della marcia di Ronchi, io conferisco la medaglia d’oro al mio legionario Ernesto Cabruna, già mio glorioso compagno d’ala della III Armata. Egli fu il primo aviatore giunto a Fiume da me occupata. In qualità di mio ufficiale di collegamento, in qualità di addetto agli affari segreti, rese grandi servigi alla Causa. Obbedendo ai miei ordini ben determinati, egli rimase in Fiume dopo il “Natale di sangue”. Mi rappresentò nobilmente e sagacemente nelle trattative per l’evacuazione di porto Sauro. Infine diede compimento all’impresa che gli avevo affidato conducendo l’Azione del 03 marzo 1922, come capo del Consiglio Militare, e secondando così quell’annessione che pur dovrà necessariamente essere allargata per tutte le Alpi Bedie e le Dinariche. Dal Vittoriale, 12/09/1927, Gabriele d’Annunzio di Montenevoso».
Alcuni mesi dopo la firma del trattato che sanciva Fiume italiana venne richiamato in armi con il grado di capitano della Regia Aeronautica, e nello stesso anno, per la precisione nel mese di maggio del 1924, gli venne concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: «Magnifico asso cacciatore dell’aviazione, nella perfetta esecuzione di ordini, come in arditissime iniziative, in combattimenti sostenuti e vinti con incredibile audacia anche da solo contro un numero stragrande di tementi e ben agguerriti avversari, spesso in stato cagionevole di salute, prodigò in ogni circostanza di guerra la sua meravigliosa instancabile attività con tempra di romano eroismo. Nell’ultima grande offensiva, cui volle ad ogni costo partecipare, uscendo dall’ospedale ove era degente per ferita, pur avendo ancora il braccio destro immobilizzato e dolorante e perciò trovandosi in condizione di assoluta inferiorità, con inarrivabile tenacia di volere ed animosità, attaccava in lontano campo d’aviazione vari apparecchi nemici pronti a partire e ne incendiava due. In altra occasione si lanciava in mezzo a un gruppo di trenta apparecchi nemici, abbattendone uno e ostacolando agli altri il raggiungimento del loro obiettivo, essendo per lui la superiorità numerica del nemico stimolo ad ingaggiare la lotta. Nelle più varie e difficili circostanze compiendo in complesso oltre 900 ore di volo, senza esitare di fronte alle più audaci imprese, rese alla patria grandi e segnalati servizi. Aiello, ottobre 1918 - Cielo del Piave, giugno, luglio, novembre 1918».
Il capitano Ernesto Cabruna moriva in silenzio il 09.01.1960 a Rapallo nella pensione di Villa Azzurra e dopo tre anni la sua salma venne traslata e portata al Vittoriale perché riposasse, ultimo dei Legionari, accanto al suo Comandante
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Vittorie di Ernesto Cabruna:



  • 26 ottobre 1917, ai comandi di un Nieuport dell' 80ª Sq. - Caccia austriaco in località Grado.

  • 05 dicembre 1917, ai comandi di un Nieuport dell' 80ª Sq. - Caccia austriaco in località Grado.

  • 12 marzo 1918, ai comandi di un Nieuport della 77ª Sq. - Caccia austriaco in località San Donà di Piave.

  • 29 marzo 1918, ai comandi di un Nieuport della 77ª Sq. - Ricognitore austriaco in località Ponte di Piave.

  • 15 giugno 1918,ai comandi di uno Spad VII della 77ª Sq- Caccia austriaco in località Tezze.

  • 21 giugno 1918, ai comandi di uno Spad VII della 77ªSq. - Caccia austriaco in località Musetta.

  • 21 giugno 1918, ai comandi di uno Spad VII della 77ªSq. - Aerostato in località Ceggia (in concorso con altro pilota).

  • 25 ottobre 1918, ai comandi di uno Spad VII della 77ªSq. - Caccia austriaco località sconosciuta.

(Car. Italo Urbinati)

Carabiniere dello Squadrone Guardie del Re Italo Urbinati. Nato a Modane (Francia) il 23/02/1891, dopo la scuola di pilotaggio frequentata a Malpensa (Mi) ottenne il brevetto di volo per i bombardieri Caproni CA 3 e ben presto venne trasferito nella Squadriglia aeroplani da bombardamento che aveva la sua base di partenza all’aeroporto Marcon di Mestre. Partecipò a varie incursioni e bombardamenti notturni sull’arsenale austriaco di Pola. La sua abilità e la sua precisione nei bombardamenti lo portarono a diventare ben presto istruttore di voli notturni per bombardieri trimotore.
Il 2 novembre 1917 la sua Squadriglia venne incaricata di bombardare l’accampamento nemico a Motta di Livenza. Urbinati con il suo aereo, per ottenere il massimo risultato nel bombardamento, si abbassò a una quota talmente bassa da essere colpito da una raffica di mitraglia alla testa, e la stessa raffica gli distrusse i comandi. Precipitò a terra rimanendo gravemente ferito tra i suoi rottami: moriva il 17 novembre 1917 all’ospedale da campo di Villa Vicentina. Per il suo operato e ardimento gli venne concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Carabiniere Celso Botteghi, nato a Verucchio (Forlì) il 19/02/1895. Entrò nell’aviazione subito dopo aver terminato il corso presso la Scuola Allievi Carabinieri di Roma, conseguendo il brevetto di pilota presso la scuola di volo di Mirafiori. Venne assegnato alla 31ª Squadriglia aeroplani da ricognizione SP 3. Pur essendo il più giovane di tutta la Squadriglia, ben presto ottenne la stima dei suoi compagni per la sua audacia e il suo ardire. Durante il ripiegamento verso il Piave del nostro esercito moltiplicò le sue missioni e in una di queste, il 18 novembre 1917, venne assalito da quattro aeroplani austriaci. Poteva ripiegare ma accettò la sfida impari col nemico, cadendo successivamente in fiamme. Per lo spirito combattivo gli venne concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Brigadiere dei Carabinieri Annibale Comazzi, nato a Granozzo di Ponticello (No) il 02/07/1888. Iniziò i sui voli nelle zone di operazioni con la 6ª Squadriglia e partecipò alla prima operazione di bombardamento aereo il 26 maggio 1915, che come obiettivo aveva il Comando di una Divisione austriaca nel settore di Gorizia. Ottenne successivamente il brevetto di pilota bombardiere coi Caproni 300 HP Fiat; eseguì molte missioni di bombardamento e ricognizione ritornando al campo di volo con il suo aeroplano gravemente colpito. Il 13/09/1916 partecipò ad un bombardamento aereo assieme ad altri 22 velivoli: dopo aver subito danni dalla contraerea venne anche assalito da caccia nemici durante il suo rientro, riuscendo comunque, benché ferito, a riportare il proprio velivolo alla base di partenza. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Maresciallo dei Carabinieri Zelindo Pancani, nato a Signa (Fi) il 18/10/1885. Iniziò la sua attività di pilota in zona operazioni l’11/12/1916, intraprendendo molteplici missioni di guerra: la più famosa quella del 03/11/1917 nella quale, coadiuvato dal proprio ufficiale osservatore, sostenne un violento combattimento aereo; colpito lui e il proprio ufficiale riuscì comunque a rientrare con il proprio aereo in territorio tenuto dai nostri soldati. Rientrato dopo la convalescenza partecipò ad altre missioni. Ottenne tre Medaglie di Bronzo al Valor Militare.

Brigadiere dei Carabinieri Francesco Vulcano, nato a Longobucco (Cs) l’11/02/1887. Entrò in combattimento nelle zone di operazione il 5/05/1917 con la 22ª Squadriglia per poi passare alla 21ª Squadriglia aeroplani da ricognizione. Eseguì molte missioni di ricognizione a bassissima quota, portando informazioni precise sulle postazioni austriache e sfidando sempre più la sorte. Riuscì a rientrare sempre dalle sue missioni, anche quando il suo velivolo portava ben evidenti i segni della contraerea nemica e per questo gli venne concessa, il 17 agosto 1917, la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Sottotenente dei Carabinieri Demetrio Artuso, nato a San Sperato (Rc) il 14/04/1893. Combatté in tutti i cicli della guerra. Fu assegnato alla 3ª Squadriglia aeroplani da bombardamento con il grado di brigadiere. Fu sul fronte giulio, su quello francese e in Albania. Il suo comportamento gli procurò una serie di significative decorazioni. Una Medaglia d’Argento al Valor Militare gli toccò proprio mentre era effettivo alla 3ª Squadriglia.
La motivazione: "Audace ed accorto pilota in una squadriglia da bombardamento, dava esempio di coraggio e di entusiasmo nelle numerose azioni offensive eseguite anche durante la notte. L’1 gennaio 1917, avendo le artiglierie nemiche danneggiato il suo velivolo, coadiuvava efficacemente l’altro pilota a proseguire il volo e a raggiungere il bersaglio. Attaccato da cinque aerei nemici, mentre i compagni respingevano gli assalitori, con abile e sicura manovra, riusciva ad atterrare nelle nostre linee (cielo della Fronte Giulia, 28 luglio 1916, 20 agosto 1917)".
Portò a termine ben 30 missioni di bombardamento. In data 19/02/1918 venne trasferito nella 1ª e poi 2ª Squadriglia ed inviato sul campo di Longeve-Ocheley (Francia) sul fronte franco-tedesco, rivestendo il grado di aspirante ufficiale. Per il compimento di tutte le missioni a lui assegnate riportando più volte a terra il proprio velivolo colpito in organi vitali ottenne una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Con il grado di sottotenente ottenne nell’immediato dopoguerra la Croce di Guerra al Valor Militare.

Capitano dei Carabinieri Ernesto Sequi, nato a Bosa (Nu) il 10/04/1882. Entrò in combattimento in zona di guerra come pilota il 09/10/1917, prima con la 76ª Squadriglia, per finire poi alla 70ª Squadriglia aeroplani da caccia Henriot, della quale divenne comandante. Al suo attivo un velivolo nemico abbattuto, 50 voli di guerra e 20 missioni di scorta. Il 17/06/1918 in condizioni proibitive si abbassò per mitragliare le truppe austriache sul Montello: colpito gravemente da fuoco di contraerea e ferito, riuscì a portare il proprio apparecchio al proprio campo di volo di Gazzo». Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Carabiniere Primo Alpi, nato a Palazzuolo sul Senio (Fi) il 03.05.1894. Entrò in combattimento in zona d’operazioni il 20/10/1917 con la 116ª Squadriglia da ricognizione, che faceva parte dell’8° Gruppo Aeroplani operanti in Albania in seno al XVI Corpo d’Armata. Eseguì 22 missioni tra ricognizione e bombardamento, ottenendo la Medaglia di Bronzo al Valor Militare: «Operazioni di Fieri e Berat (Albania), dicembre 1917 e 23 giugno 1918, 15 luglio 1918».

Vice brigadiere dei Carabinieri Carlo Borello, nato a Milano il 04/11/1889. Entrò in combattimento in zona d’operazione il 02/10/1917, con l’assegnazione alla 121ª Squadriglia aeroplani da ricognizione “Saml”. Partecipò a varie missioni di ricognizione. Il 28 giugno 1918, colpito gravemente sopra i cieli di Asiago, riuscì ad atterrare nel proprio campo: il velivolo ribaltandosi si incendiò, ma non curandosi della propria vita riusciva a tirare fuori il proprio ufficiale osservatore, mente i proiettili e le bombe scoppiavano. Gli venne concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Successivamente ottenne una seconda Medaglia d’Argento il 05/08/1918 sopra i cieli della Val Lagarina, dove perì affrontando cinque aerei nemici: il suo apparecchio precipitò in fiamme non lontano da Trento.

Carabiniere Giuseppe Cantù, nato a Cambiano (To) il 05/07/1894. Entrò in combattimento in zona di operazioni come pilota della 113ª squadriglia da ricognizione “Pomilio”. Dal marzo a settembre 1918 eseguì numerosi missioni di ricognizione nelle zone della Carnia, del Grappa, del Piave e del Tonale. In una azione sul Piave dovette affrontare in combattimento cinque aerei avversari, riuscendo a dare prova della sua abilità aviatoria e di combattente: benché l’aereo fosse colpito riuscì a rientrare al proprio campo. Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Brigadiere dei Carabinieri Edgardo Baldazzi, nato a Cesena (Fo) il 09/12/1890. Fu destinato in zona di operazioni con la 118ª Squadriglia aeroplani da ricognizione “Saml”. Eseguì parecchie missioni di ricognizione cercando di penetrare le linee nemiche fino al limite delle sue possibilità, acquisendo informazioni utilissime prima dell’ultima offensiva del nostro esercito. Ottenne la Medaglia d’Argento al Valor Militare sui cieli di S. Lucia e del Piave, per le azioni dell’ottobre 1917 e dell’ottobre 1918.



(Brig. Pacifico Malfranci)


Brigadiere dei Carabinieri Pacifico Malfranci, nato a Castelnuovo di Farfa (Rt) l’8/07/1893. Entrò in combattimento in zona operazioni con la 76ª Squadriglia da caccia Henriot, nella quale svolse durante la battaglia del Piave (giugno 1918) e l’ultima grande offensiva (ottobre 1918) numerose missioni. Sul suo libro di volo vengono riportate 14 missioni da caccia, 27 missioni di crociera e 13 missioni di scorta. In tutte dimostrò grande audacia e coraggio, tanto che gli fu concessa la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per le missioni sui cieli del monte Grappa e medio Piave nel giugno-novembre 1918.

Brigadiere dei Carabinieri Roberto Bellandi, nato a San Bartolomeo in Bosco (Fe) il 30/04/1892. Fu assegnato alla 76ª Squadriglia da caccia Henriot e fu compagno delle stesse missioni del brigadiere Pacifico Malfranci, ottenendo anche lui la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per il coraggio e l’audacia dimostrata nei cieli del monte Grappa e medio Piave nel giugno-novembre 1918.

Non vanno dimenticati gli altri Carabinieri piloti, alcuni dei quali perirono non sotto il fuoco nemico ma per far sì che al fronte vi fossero aeroplani sempre più sicuri e pronti nei combattimenti più estremi. Altri vennero chiamati come istruttori di volo nelle varie scuole che furono le basi per la nascita della Regia Aeronautica:

(V.Brig. Punta Bernardo)

(V.Brig. Verza francesco)

carabiniere Anfosso Paolo, Vice Brigadiere Angeli Donato, Carabiniere Armiraglio Giovanni, Carabiniere Baglioni Antonio, Carabiniere Baldi Giulio, Carabiniere Barone Giuseppe, Carabiniere Beltrameo Biagio, Carabiniere Bertacco Giovanni, Carabiniere Bianchi Ireneo, Brigadiere Bonora Giuseppe, Carabiniere Bonuzzi Igino, Carabiniere Corsari Giuseppe, Brigadiere Boscarioli Giuseppe, Carabiniere Brunori Pasquale, Carabiniere Caberlotto Adriano, Carabiniere Calvino Carlo, Carabiniere Caporuscio Salvatore, Carabiniere Carboni Telemaco, Carabiniere Casoli Mario, Carabiniere Castagnoli Lazzaro, Brigadiere Cattaneo Domenico, Carabiniere Cavallero Giovanni, Carabiniere Chiattini Armando, Carabiniere Chiaventone Montello, Vice Brigadiere Ciarocchi Emidio, Vice Brigadiere Cocco Giuseppe, Carabiniere Cucchiai Egidio, Carabiniere Dagni Antonio, Carabiniere Dal Don Armando, Carabiniere Dal Don Giovanni, Carabiniere De Rosa Giuseppe, Vice Brigadiere Domenis Giovanni, Carabiniere Donati Basilio, Carabiniere Fabbri Francesco, Carabiniere Fabbris Antonio, Vice Brigadiere Facciocchi Mario, Carabiniere Ferrando Michele, Carabiniere Ferrando Severino, Carabiniere Fontana Giovanni, Brigadiere Fornaciari Romualdo, Carabiniere Foroni Francesco, Carabiniere Furini Giovanni, Carabiniere Frattegiani Frattegiano, Carabiniere Frau Felicino, Carabiniere Freoni Giuseppe, Carabiniere Gabelli Egisto, Carabiniere Garganese Antonio, Carabiniere Gasturri Luigi, Vice Brigadiere Germinetti Fiorenzo, Vice Brigadiere Gerra Antonio, Carabiniere Giammattei Roberto, Vice Brigadiere Gianfranceschi Virgilio, Carabiniere Giannetti Alfredo, Brigadiere Giannotti Vicenzo, Vice Brigadiere Giordani Roberto, Carabiniere Greti Teodoro Luigi, Carabiniere Guidotti Benvenuto, Vice Brigadiere Gullone Pasquale, Carabiniere Innocenti Anelito, Carabiniere Lacchelli Natalino, Vice Brigadiere Lacitignola Giuseppe, Vice Brigadiere Lago Giovanni, Carabiniere Larcà Luigi, Carabiniere Laudani Rosario, Vice Brigadiere Lecca Antonio, Carabiniere Leoni Lelio, Vice Brigadiere Lomi Giuseppe, Carabiniere Lo Schiavo Florindo, Carabiniere Lo Spallato Francesco, Carabiniere Luberti Carmine, Brigadiere Luciani Guido, Vice Brigadiere Lugatti Umberto, Carabiniere Maggiolo Cesare, Carabiniere Malvicino Carlo, Carabiniere Mancini Italiano, Vice Brigadiere Marabello Antonio, Brigadiere Marchi Alfredo, Brigadiere Marchioro Gaetano, Maresciallo Marini Giuseppe, Vice Brigadiere Marocco Francesco, Corazziere Marras Paolo, Carabiniere Mascelli Pio, Carabiniere Massobrio Tommaso, Carabiniere Massone Angelo, Carabiniere Mazzeo Amadeo, Carabiniere Menini Leandro, Carabiniere Miccoli Luigi, Carabiniere Momicchioli Emilio Maresciallo Monnier Luigi, Carabiniere Neri Cesare, Corazziere Omiccioli Antonio, Carabiniere Panfili Quirino, Carabiniere Pappalardo Gaetano, Carabiniere Parrini Attilio, Corazziere Paterlini Natale, Carabiniere Patrucco Pietro, Carabiniere Peduzzi Francesco, Carabiniere Pellizzer Federico, Carabiniere Pennazio Attilio, Vice Brigadiere Perini Rubens, Carabiniere Pestarono Carlo, Vice Brigadiere Pettinato Sebastiano, Carabiniere Pezzola Enrico, Carabiniere Pisello Luigi, Vice Brigadiere Pizzato Marco, Carabiniere Pomi Giacomo, Carabiniere Pravatà Antonio, Brigadiere Puddu Luigi, Carabiniere Punta Bernardo, Maresciallo Putzu Giuseppe, Carabiniere Ragazzoni Giuseppe, Carabiniere Rapetti Giuseppe, Vice Brigadiere Ratto Giacomo, Carabiniere Remoti Pietro, Carabiniere Ricotti Guido, Brigadiere Rivero Giorgio, Carabiniere Rivolo Giuseppe, Carabiniere Rocca Pietro, Vice Brigadiere Roncetti Augusto, Carabiniere Rossetti Vittorio, Carabiniere Rossi Severino, Carabiniere Rubini Augusto, Brigadiere Ruci Alessandro, Brigadiere Sabbadini Luigi, Carabiniere Salvatori Salvatore, Carabiniere Sampietro Fernando, Brigadiere Santini Nestore, Vice Brigadiere Sanzo Francesco, Vice Brigadiere Satta Giovanni, Carabiniere Savio Paolo, Carabiniere Selvo Efisio, Carabiniere Serafini Luigi, Carabiniere Servo Primino, Carabiniere Sesia Ernesto, Vice Brigadiere Silvestri Carlo, Vice Brigadiere Simioli Arturo, Carabiniere Sirio Luigi, Carabiniere Sommacore Andrea, Carabiniere Soro Angelo, Brigadiere Straulino Augusto, Carabiniere Tanganelli Vicenzo, Brigadiere Tasone Ernesto, Carabiniere Tebaidi Luigi, Carabiniere Tessarolo Emilio, Brigadiere Turrini Giovanni, Carabiniere Uberti Umberto, Carabiniere Valla Alcide, Vice Brigadiere Venasco Pericle, Carabiniere Varza Francesco, Vice Brigadiere Vignocchi Pietro, Brigadiere Vinea Cesare, Vice Brigadiere Vittoriani Carlo, Carabiniere Zancudi Francesco, Carabiniere Zeppegna Giovanni, Carabiniere Zotto Giuseppe.

Altri uomini, altri eroi, che hanno scritto una pagina d'orata della gloriosa "Arma", una storia per molti sconosciuta che merita senza ombra di dubbio di essere ricordata, non solo a coloro che servono la patria nell'Arma, sono genitori, fratelli, amici, colleghi e non, ci rivolgiamo a coloro i quali sanno di contare su persone del tutto normali, ma con un cuore da gigante.

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