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Le "Ali" sul Mare - L'aviazione dell Règia Marina



di Marco Pillitteri e Mauro Librizzi

L'interessamento dello Stato Maggiore della Règia Marina D'Italia, ad una componente aerea, nasce con la nascita dei vari prototipi di "Macchine volanti" dei primi del XX secolo. I palloni frenati prima ed i dirigibili in seguito rivoluzionarono persino la strategia militare, tanto che persino gli eserciti se ne servirono nei campi di battaglia. In questa fase pioneristica emerse la figura del Sottotenente di Vascello Mario Calderara, che nel 1909 prese alcune lezioni di volo da Wilbur Wright, in visita in Italia, conseguendo sul campo il brevetto di pilota ed ottenendo nel 1910 il comando della prima scuola di volo italiana ubicata all’aeroporto romano di Centocelle. Altra figura emergente di questa fase pioneristica fu quella del Capitano del Genio Navale Alessandro Guidoni il cui nome è legato anche ad una serie di progetti, in particolare modo quello delle "Navi Hangar". Con l'evolversi dello sviluppo il mezzo aereo incominciò a diventare una realtà importante ed indispenzabile, tanto che il 20 Giugno del 1913 con Decreto Ministeriale viene costituito il "Servizio Aeronautico della Règia Marina" il Capo di Stato Maggiore eletto fu l' ammiraglio Paolo Thaon di Revel, grande sostenitore del mezzo aereo e sostenitore dello sviluppo del settore, si presentò  l'esigenza di poter disporre di unià navali appositamente attrezzate al fine di usufruire al meglio delle potenzialità dei velivoli. Per qiesto motivo la Regia Marina decise di trasformare l'incrociatore protetto Elba in nave appoggio idrovolanti, con la rimozione dell’intero armamento principale e la costruzione di ricoveri, per alloggiare 3/4 idrovolanti del tipo Curtiss "Flying Boat", da calare in mare per il decollo e recuperare al termine del volo tramite dei verricelli e la cui dotazione aerea era completata da un pallone frenato a bordo. A questa unità ne venne affiancata un'altra, la nave mercantile Quarto, che venne acquistata della Regia Marina e ribattezzata Europa, i cui lavori di trasformazione vennero realizzati in pochi all'Arsenale di La Spezia con la nave che venne consegnata alla Regia Marina in prossimità dello scoppio del primo conflitto mondiale.


Incrociatore protetto "Elba"



Curtiss "Flying Boat"



Il Flying Boat in volo




La Nave Mercantile "Quarto" prima della trasformazione in Nave da appoggio
idrovolanti "Europa"





Il Curtiss "Flyng Boat", derivazione del precedente modello del 1912, entrò a far parte, agli inizi del 1914 della componente di volo oltre che della corazzata Dante Alighieri, degli incrociatori Amalfi, San Marco e dalla nave appoggio idrovolanti Elba, allo scoppio della I Guerra mondiale, la Règia Marina aveva in organico una componente aeronavale di tutto rispetto, il Ministero della Guerra la voleva alle sue dirette dipendenze, con un'autonomia d'azione limitata e subordinata alle sue dipendenze, venne proposto un Règio Decreto che sanciva questa peculiarità della specialità, ma l'ammiraglio Thaon di Revel con fermezza si oppose a tale decisione rassegnando financo le dimissioni da Capo di Stato Maggiore, il ministero dovette cedere il passo e ritornare sulle proprie decisioni onde evitare la perdita di un grande comandante prima e di un "Capo carismatico" dopo accentendo le richieste che il Servizio Aeronautico della Règia Marina fosse direttamente alle dipendenze della Règia Marina stessa. Thaon de Revel portò il servizio Aeronautico ad un livello di tutto rispetto,  per dare un ricovero ai dirigibili che avevano il compito di avvistare i sommergibili che tentavano di transitare attraverso lo stretto di Messina venne anche costruito l'hangar dirigibili di Augusta che tuttavia venne ultimato nel 1920 quando il conflitto era finito. Durante il conflitto il Servizio Aeronautico perse 121 uomini ottenendo 405 decorazioni, tra cui due medaglia d'oro al valor militare, i Tenenti di Vascello piloti Giuseppe Garassini Garbarino ed Eugenio Casagrande. Al termine del conflitto, nel 1920, lo stesso Re Vittorio Emanuele III attribuì ufficialmente al Servizio Aeronautico della Marina la denominazione di "Forza Aerea della Regia Marina" concedendole "la Bandiera di Guerra" che viene subito insignita della Medaglia d’Argento al Valor Militare "per l’intensa attività svolta con onore durante tutto il corso della Prima Guerra Mondiale". Nel 1923 la nave da trasporto per le Ferrovie dello Stato Città di Messina, appena varata venne incorporata nella Regia Marina per fornire supporto logistico agli idrovolanti in dotazione alle navi da battaglia ed agli incrociatori, con compiti di nave officina per l'assistenza e riparazione degli aerei e nel contempo per trasportarli presso le squadre navali cui fornire supporto. I lavori di trasformazione effettuati presso il Regio Arsenale della Spezia iniziarono il 24 gennaio 1925 e la nave ribattezzata Giuseppe Miraglia entrò in servizio il 1º novembre 1927.
 
La Giuseppe Miraglia - vista di poppa


Vista di prua


Schema di Nave Miraglia


Nel 1923 veniva costituita la Règia Aeronautica come terza forza armata assieme alla Règia Marina, ma l'autonomia del servizio aereo ne risentì parecchio, tutti gli aeroplani andarono sotto le dipendenze dell'Aviazione, eanche se i piloti erano della Marina dipendeva da un comando Generale della Règia Aeronautica. In questo periodo le varie unità si rafforzarono in modo da renderle sempre efficenti ed operative in condizioni "ognitempo" la tecnologia aveva fatto passi da gigante entrarono in scena macchine sempre all'avanguardia per quel periodo: dopo una serie di prove con vari vari idrovolanti, o progettati per uso civile come i Macchi M.18, o i più specifici come i Piaggio P.6 e i CANT 25, la scelta negli anni trenta venne adottato il più moderno idrovolante da ricognizione marittima IMAM Ro.43, biplano biposto a galleggiante centrale in legno, che pur non essendo dotato di brillanti doti marine raggiungeva i 300 km/h e con circa 1 000 km di autonomia, che divenne la dotazione standard per tutte le maggiori unità della Marina e le cui ali potevano essere ripiegate all'indietro per permettere il ricovero degli aerei sulle navi.



Il Macchi M.18 - era un idrobombardiere biplano a scafo centrale prodotto dall'azienda italiana Aeronautica Macchi negli anni venti, Originariamente progettato come idrovolante di linea, l'M.18 entro in produzione come bombardiere prima di essere offerto sul mercato civile. Il prototipo venne portato in volo per la prima volta nel 1920, dotato di un motore 6 cilindri in linea raffreddato ad acqua Isotta Fraschini V.4B che sviluppava 150 CV (110 kW). In seguito venne sostituito con un più potente Isotta Fraschini V.6 da 250 CV (187 kW) per poi adottare il definitivo e più moderno Asso 200. Vennero prodotte due versioni militari, la prima con una configurazione standard la seconda, denominata M.18AR, dotata di ali ripiegabili.




Piaggio P.6 - Era un idrovolante biplano da ricognizione marittima imbarcato catapultabile prodotto in numero limitato dall'azienda italiana S.A. Piaggio & C. Il progetto del P.6 viene realizzato per soddisfare un requisito della Regia Marina per la fornitura di un idrovolante biposto catapultabile che l'azienda propone in due diverse configurazioni. Il primo, denominato P.6bis, era un piccolo biplano a scafo centrale spinto da un motore Isotta Fraschini V.6 da 260 CV (194 kW) in configurazione spingente. Il secondo progetto, denominato P.6, era un idrovolante dotato di un grande galleggiante centrale più due galleggianti stabilizzatori posti sotto le ali e motorizzato con un Fiat A.20 da 380 CV (280 kW) montato sul muso. Entrambi i velivoli hanno avuto la stessa ala biplana a struttura rigida con rinforzi ed entrambi erano armati con una sola mitragliatrice difensiva, il P.6bis posizionata sulla prua dello scafo ed il P.6 nella parte posteriore della cabina di pilotaggio. Nel 1928 venne prodotto il P.6ter, sviluppato sulla base del P.6 a galleggiante centrale adottando una versione potenziata del Fiat A.20 capace di 410 CV (302 kW). Venne avviata un produzione di 15 esemplari utilizzati sulle navi da battaglia ed alcuni incrociatori della Regia Marina.




Il CANT 25 - Era un idrocaccia biplano prodotto dall'italiano Cantiere Navale Triestino (CANT), Derivato dal 18ter fu il modello di maggior successo prodotto dalla CANT. Presentava una configurazione a scafo centrale con l'abitacolo di pilotaggio aperto dotato di un parabrezza situato sulla parte anteriore. Le ali avevano una configurazione sesquiplana collegate tra loro da robusti montanti, con l'ala inferiore montata a sbalzo sullo scafo e dotata di due galleggianti equilibratori. Il motore, un Fiat A.20 12 cilindri a V da 410 CV (302 kW), era montato in configurazione spingente e collocato sui montanti centrali tra le due ali. la parte posteriore terminava in un piano di coda dall'impennaggio monoderiva e dagli stabilizzatori a semisbalzo. I CANT 25 erano imbarcati, tra l'altro, sugli incrociatori pesanti della classe Zara. In seguito sostituito dagli IMAM Ro.44, rimase comunque in servizio come addestratore.



IMAM Ro.43 - Era un idroricognitore imbarcato a galleggiante centrale biplano biposto prodotto dall'italiana Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali ed impiegato come ricognitore marittimo della Regia Marina. Fin dagli anni venti la Regia Marina valutò l'opportunità di dotare alcune delle sue unità di velivoli di supporto. Per ovviare alle difficoltà di utilizzo in presenza di mare grosso, vennero installate delle strutture di lancio, vere e proprie catapulte, sulle quali veniva opportunamente fissato il velivolo che veniva portato ad una velocità sufficiente per consentirne il decollo. Dopo l'utilizzo di vari idrovolanti progettati per l'uso civile come i Macchi M.18, o i più specifici Piaggio P.6 e CANT 25, negli anni trenta si adottò un velivolo più moderno, il Ro.43, che divenne la dotazione standard per tutte le maggiori unità della Marina. Il Ro.43, progettato dall'ingegnere Giovanni Galasso, era uno sviluppo del ricognitore Ro.37 del quale manteneva la struttura della fusoliera e dal quale si differenziava principalmente per la configurazione alare, sempre sequiplana ma a doppia ala di gabbiano simile a quella adottata dal Ro.41, e per l'adozione di un grande galleggiante centrale e da due più piccoli equilibratori posti sotto l'ala inferiore. La fusoliera, analogamente al Ro.37, presentava ampie finestrature laterali ed inferiori atte all'osservazione e terminava posteriormente in un impennaggio classico monoderiva dotato di piani orizzontali controventati. Per permettere di ricoverare gli aerei sulle navi, le ali del Ro.43 potevano essere ripiegate all'indietro. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale il Ro.43 si trovò a ricoprire anche l'improbabile ruolo di caccia imbarcato, assolutamente impari per la dotazione di sole due mitragliatrici Breda-SAFAT da 7,7 mm, una fissa sul muso ed una brandeggiabile in posizione dorsale. Una serie di deficienze strutturali rivelatesi a causa dell'intenso uso costrinsero alla progettazione di una versione migliorata ma che restava relegata al ruolo di ricognizione e di osservazione di supporto all'artiglieria navale. Rimanevano anche i problemi legati alle operazioni di reimbarco a fine missione che dovevano essere eseguite tramite l'imbragatura del velivolo, il quale veniva issato sul ponte con una gru, tutto a nave ferma e compatibilmente alle condizioni meteorologiche. Questo però aumentava la vulnerabilità dell'unità navale intenta all'operazione, tanto che alla fine si preferì che i velivoli rientrassero in un idroscalo costiero per effettuare successivamente il reimbarco nelle più sicure acque portuali, a scapito però della possibilità di effettuare più missioni aeree.




I.M.A.M. RO.43 in secca. Località sconosciuta



Operazione di recupero di un I.M.A.M. RO.43 imbarcato da parte un incrociatore della Regia Marina velivolo



I.M.A.M. RO.43 imbarcato sull'incrociatore "Giovanni Dalle Bande Nere"


LA II GUERRA MONDIALE


Con lo scoppio della seconda guerra mondiale il Ro.43 era l'unico aereo imbarcato e sulle varie unità della Regia Marina erano pronti all'impiego 42 di questi idrovolanti che si trovarono a ricoprire anche l'improbabile ruolo di caccia, assolutamente inadeguato, essendo dotati questi aerei solamente di due mitragliatrici Breda-SAFAT da 7,7 mm, una fissa sul muso ed una brandeggiabile in posizione dorsale. Una serie di deficienze strutturali rivelatesi a causa dell'intenso uso costrinsero alla progettazione di una 2ª versione migliorata, che portò il numero totale degli esemplari prodotti a 194, ma che restava relegata al ruolo di ricognizione e di osservazione di supporto all'artiglieria navale. Rimanevano molto complesse poi le operazioni di reimbarco a fine missione che dovevano essere eseguite a nave ferma, e compatibilmente alle condizioni meteorologiche, tramite l'imbragatura del velivolo che veniva issato sul ponte con una gru, aumentando così però la vulnerabilità dell'unità navale impegnata all'operazione di recupero, tanto che alla fine si preferì che i velivoli rientrassero in un idroscalo costiero per effettuare successivamente il reimbarco con la nave in porto, consentendo in pratica, per ogni singola navigazione, l'utilizzo di ogni velivolo imbarcato per un'unica missione. Con questi mezzi la copertura aerea si dimostrò inadeguata se posta in contrapposizione a quella della Mediterranean Fleet della Royal Navy che l'11 Novembre 1940, nella cosidetta notte di Taranto con gli aerosiluranti decollati dalla portaerei Illustrious mise fuori combattimento a Taranto le corazzate Littorio, Duilio e Cavour. Alcuni mesi dopo nel marzo 1941, nella battaglia di Capo Matapan, altri aerosiluranti, decollati dalla portaerei Formidable danneggiarono la corazzata Vittorio Veneto che riuscì a rientrare a Taranto e sopratutto annientarono l'intera Iª Divisione Incrociatori, affondarono gli incrociatori pesanti Zara, Fiume e Pola e i cacciatorpediniere della scorta Carducci e Alfieri, causando la morte di 2023 marinai, di cui 783 del Zara, 813 del Pola, 211 dell'Alfieri e 169 del Carducci. Quando, dopo la scontro di Capo Matapan, l'assenza di portaerei dimostrò incidere pesantemente sulle sorti della Squadra Navale in mare aperto, si cerco di correre ai ripari predisponendo i transatlantici Roma e Augustus alla trasformazione in portaerei sulla base di studi preliminari effettuati sin dal 1936, che vennero ribattezzati rispettivamente Aquila e Sparviero. Nell'attesa della trasformazione in portaerei dei due transatlantici venne deciso di affiancare all'idrovolante Ro 43 un caccia terrestre catapultabile. La scelta cadde sul Reggiane Re.2000, dotato di buona velocità (530 km/h) e discreta autonomia, da cui venne sviluppata la versione Catapultabile, per l’impiego imbarcato sulle unità della Regia Marina. Le prima prove vennero effettuate sulla nave appoggio idrovolanti Giuseppe Miraglia, pilota Giulio Reiner, da una squadriglia appositamente costituita, la Squadriglia di Riserva Aerea delle FF.NN.BB. (Forze Navali da Battaglia) il cui simbolo era una paperella posta sulla deriva di coda, ed alcuni di questi velivoli vennero imbarcati sulle corazzate Roma, Vittorio Veneto e Littorio. Nell'aprile 1943 la squadriglia venne sciolta per formare il Gruppo di Riserva Aerea delle FF.NN.BB., su tre squadriglie. I due prototipi ebbero le MM 471 e 485, mentre gli 8 esemplari di serie le MM dalla 8281 alla 8288. Dopo l’Armistizio di Cassibile, alcuni Re.2000 ricevettero le insegne della aeronautica cobelligerante. All'armistizio dell'8 settembre 1943, gli idrovolanti Ro 43 imbarcati erano 19 mentre 20 erano in forza alle Squadriglie Forze Navali, mentre i velivoli Re 2000 "Catapultabile" erano 6, di cui due sulla corazzata Roma e uno ciascuno su Italia (ex Littorio) e Vittorio Veneto.La realizzazione delle portaerei Aquila e Sparviero avviata nei Cantieri Ansaldo di Sestri Ponente preventivata in 8-9 mesi di lavori, si protrasse sino alla prematura sospensione decisa nel giugno del 1943 con le due unità rispettivamente complete al 90% e al 40%, e la portaerei Aquila che aveva già effettuato le prime prove statiche dell'apparato motore. Nessuna delle due vide però l'impiego operativo, e l'Aquila venne affondata da sommozzatori dei reparti speciali italiani cobelligeranti per evitare che venisse affondata a bloccare l'imboccatura del porto di Genova.



Reggiane RE 2000, "Catapultabile", durante i collaudi effettuati a bordo della nave appoggio Giuseppe Miraglia



Il Reggiane RE 2000 Catapultabile MM.8281 durante le prove di lancio a bordo della Regia Nave appoggio Miraglia



... decollo !!



Fasi iniziali per il lancio



Un Reggiane RE 2000 operativo, catapultato dalla Vittorio Veneto


SPECIALITA' Non Imbarcate





AVIAZIONE AUSILIARIA REGIA MARINA - Comando Navale Mare Egeo 84° Gruppo Ricognizione
Lero (Gr.)
Era formata dalle Squadriglie 140^ e 287^ ed operava dalle stazioni aeronavali dislocate a terra con velivoli del tipo Cant z. 501


RAGGRUPPAMENTO BOMBARDAMENTO E SILURANTI


RS 14

Oggi la règia Marina non esiste più, smantellata e afflitta da una guerra che fece decine di migliaia di vittime tra le sue file, oggi si chiama Marina Militare Italiana, è formata da componenti aeronavali sia ad ala rotante (elicotteri) sia ad ala fissa (Caccia AV-8 BII plus) i piloti di oggi, hanno lo stesso entusiasmo e lo stesso coraggio dei loro antenati,  quello di affrontare il loro essere "Marinai volanti", uomini che sono testimoni e conservatori di quelle tradizioni che navigano sia in mare che in cielo.

Mauro Librizzi Pilota di Marina