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La Coppa Schneider , il M.llo Francesco Agello





(Il M.llo Agello e i meccanici del MC - 72)





Macchi Castoldi Mc - 72
Era chiaro a tutti che il motore dell'M.C.72 dovesse essere qualcosa di davvero eccezionale: il contratto con la Fiat esigeva un motore con una potenza di 2 300 CV, aumentabile in tempi brevi a 2 800 CV, un peso non superiore agli 840 kg ed un consumo massimo di 250 g/cv/h. Il compito era arduo, in quanto il più potente motore prodotto fino ad allora dalla fabbrica torinese, l’AS.5, già impiegato sull'idrocorsa Fiat C.29, non superava i 1 000 CV; si trattava quindi di più che raddoppiare la potenza e di adottare un riduttore e un turbocompressore, cosa che la Fiat aveva affrontato fino ad allora solo allo stadio sperimentale.
La soluzione fu individuata nell'accoppiamento in tandem di due unità AS.5 conservando dello stesso motore alesaggio, corsa e numero di giri. L'idea di due motori in tandem presentava diversi vantaggi: innanzitutto un ingombro trasversale straordinariamente limitato, la possibilità di sfruttare l'esperienza già acquisita con l'AS.5, il poter sistemare il riduttore tra le due unità, che rimanevano indipendenti l'una dall’altra, e il far passare l'asse elica tra le bancate del motore anteriore.
Inoltre in questo modo si disponeva di una cilindrata davvero considerevole (più di 50 litri), il che avrebbe permesso di raggiungere comodamente la potenza contrattuale senza dover sovralimentare eccessivamente il motore, mantenendo così i consumi eccezionalmente bassi, come richiesto. Nasceva così l'AS.6, una sorta di "doppio motore" con due unità indipendenti nel funzionamento (tanto che venivano avviate separatamente) ma con le eliche coassiali controrotanti. Questo propulsore, come del resto tutti quelli della serie AS, venne progettato dall'ingegnere Tranquillo Zerbi, direttore del Reparto Progetti Speciali della Fiat.
L'albero a gomiti del motore anteriore non usciva anteriormente in corrispondenza dell'elica, bensì posteriormente dove, mediante ruote dentate che fungevano anche da riduttore, metteva in movimento un albero cavo rotante tra la "V" dei cilindri. Allo stesso modo, il motore posteriore muoveva, tramite ruote dentate, un secondo albero che passava all'interno del primo. I due motori erano montati nel senso avanti-indietro, col risultato di far girare gli alberi, e quindi le eliche, l'uno nel senso opposto dell’altro.
Il combustibile veniva imbarcato all'interno dei galleggianti e arrivava al motore attraverso dei condotti passanti internamente ai sostegni a traliccio degli scafi. Anche i circuiti erano indipendenti e ogni unità pescava il combustibile dal proprio galleggiante/serbatoio; in questo modo si evitava che, dopo un tempo di volo prolungato, ci si trovasse con un serbatoio pieno ed uno vuoto, situazione che avrebbe originato fastidiosi squilibri.

Il primo collaudo del Macchi Castoldi Mc 72 ebbe luogo nel giugno 1931. A causa di una difficile messa a punto, il velivolo non fu approntato in tempo per partecipare alla Coppa Schneider, vinta così dagli inglesi il 13 settembre 1931 dal Supermarine S.6 B pilotato dal Cap. Stamfhort con la velocità di 609,891 Km/h. Dopo una lunga e sofferta messa a punto del velivolo, finalmente giunsero i successi: 10 aprile 1933 Il M.llo Pilota Francesco Agello raggiunge sul lago di Garda i 682,078 Km/h.; 8 ottobre 1933 il Ten.Col. Cassinelli, dinnanzi al porto di Ancona, mantiene la velocità media di 629,370 Km/h. su circuito di 100 Km. ; 23 ottobre 1934 il M.llo Francesco Agello conquista il record mondiale assoluto di velocità (impresa tutt'ora imbattuta per la categoria idrovolanti), con 709,202 Km/h. - Agello, a cui l'impresa valse la Medaglia d'Oro al Valor Aeronautico, cadde agli inizi del '42 durante un volo di collaudo di un aereo bellico.